L’accidia secondo Evagrio Pontico è anzitutto un “pensiero”. Il pensiero di per sè è espressione ed esperienza positiva del nostro comprendere le cose della realtà che ci circonda. Il pensiero è inoltre strettamente connesso alla dimensione emotiva, sensoriale, relazionale, creativa…tutto ciò che concerne l’essere persona. Esso è luogo di creazione, di raccolta, di elaborazione dei dati esterni ed interni; è veicolo di sogni, progetti, sofferenze, ambizioni.
Pensiero e linguaggio, poi, si legano, si stimolano, vicendevolmente.
I pensieri, presi individualmente, siano essi positivi o negativi, hanno origine diversa. Ci sono pensieri che provengono dai sensi e da tutto ciò che è legato ad essi; ci sono pensieri che provengono dalla memoria, dal vissuto personale e collettivo, dalla storia, altri che provengono dal temperamente di ciascuno. Altri infine provengono dall’esterno e precisamente dall’influsso degli angeli e dai demoni.
Infatti per Evagrio il male non appartiene all’uomo, nel senso che costitutivamente l’uomo è creato bene e buono.Affermare che il male è insito nella natura umana equivale a bestemmiare contro il Creatore, perchè “non esiste nulla nella creazione di Dio, che sia cattivo per natura” (p. 53).
Il male viene dall’esterno, appunto dai demoni, a cui l’uomo dà il proprio assenso.
Il male demoniaco agisce sull’uomo snaturandolo, cioè allontanandolo da sè e deformando ciò che lui fondamentalmente è: persona capace di bene, capace di Dio. L’uomo, dando il proprio assenso al male diventa capace di male, il quale se perseguito, diventa abituale, cioè un “abitus” che, nel tempo, gli è sempre più congeniale.
Snaturare l’uomo è impedire al pensiero di dialogare con se stesso, con gli altri, con Dio.
Evagrio dunque esalta la capace responsabilità dell’uomo, considerando tale termine nella etimologia, cioè la sua abilità, perchè così è stato pensato e creato, a dare una risposta: tendere al bene oppure verso il male (respons-abile).
Il peccato diventa il libero consenso della volontà al piacere proibito, snaturante l’uomo, proposto dal pensiero negativo.
Dice Evagrio: ” Che tutti questi pensieri molestino o non molestino l’anima, ciò non dipende da noi, ma che si attardino o non si attardino in noi, che scatenino o non scatenino delle passioni, ecco ciò che dipende da noi”.
Ciò che fa, pertanto, di un “pensiero” una passione, e dunque un peccato, è il libero consenso dell’uomo che concede al male un posto in se stesso. (cfr. p. 51).
L’uomo ha in sè le capacità e gli aiuti per opporsi al male e il suo atteggismento di fronte a questo fenomeno deve essere il totale disprezzo.
“Ci fu un tempo – afferma Evagrio Pontico – in cui il male non esisteva e ce ne sarà uno in cui non esisterà più. Ma non c’è stato nessun tempo in cui la virtù non esistesse e non ce ne sarà nessuno in cui essa non esista più, poichè i semi della virtù sono indistruttibili” (p. 53).
Evagrio crea una lista di otto “pensieri”, in senso peggiorativo, che egli definisce “generici”, sia perchè da essi nascono tutti gli altri “pensieri malati”, sia perchè essi stessi sono legati, aggrovigliati tra loro, si oppongono l’un l’altro, ma nel contempo, traggono origine l’uno dall’altro. Essi sono: bulimia, fornicazione, avarizia, tristezza, ira, accidia, vanità, superbia.
” l’accidia è un’atonia dell’anima, cioè un afflosciamento dell’anima che non possiede ciò che è conforme a natura e che non si oppone con coraggio alla tentazione”.
“Il demonio dell’accidia, che viene chiamato anche demone di mezzoggiorno, è di tutti i demoni il più pesante. Attacca il monaco all’ora 4a e gira attorno alla sua anima fino all’ora 8a”.(p.55).
Ma di questo vi racconto la prossima volta.