Resto sempre un pò perplessa davanti alla difficoltà, diffusa soprattutto tra i giovanissimi, di mettere insieme frasi di senso compiuto. I ragazzi non sanno parlare.
Non voglio soffermarmi ad indagare sulle innumerevoli cause per cui i nostri ragazzi parlano poco e male. Mi piace, invece soffermarmi sulla bellezza della parola.
La parola dice chi siamo.
La parola esprime l’esercizio del pensiero, i suoi movimenti.
La parola articola i sentimenti, identifica cose e persone.
La parola è creatrice perchè nel momento che dice, toglie dall’anonimato ciò che fino a quell’istante è stato nello spazio del non detto, del taciuto, non c’era.
La parola esercitata permette al nostro pensiero di indagare, di entrare in profondità inaccessibili, di percorrere orizzonti sempre più vasti, sempre più invitanti. La parola nasce per essere chiara, luminosa ed illuminante, parte integrante della persona che pensa, che ama, che fantastica, che soffre, che intuisce, che si arrabbia, che valuta se stesso e gli altri.
Tempo fa un professore di antropologia culturale mi ha affidato una ricerca che lì per lì mi è sembrata curiosa. Ho pensato: “ma, è scemo, questo?” Appena, però, ho iniziato, già da subito, la cosa si è trasformata in una bella esperienza. Si trattava di leggere le scritte sui muri, fotografare e analizzare la tipologia di persone, frequentanti quei posti.
Mi ricordo che sono uscita di casa fornita di macchina fotografica, quadernone e un piccolo registratore, più confusa che persuasa. I posti indicati erano tre scuole, un ospedale, due fermate della metropolitana, una strada della città. Avevo sempre considerato i muri semplicemente imbrattati e mai come pagine da leggere.
Alt! la maggior parte di essi è veramente, crudamente sporcata, imbrattata di tutto e di più, senza rispetto e senza educazione alcuna. Però ci sono dei muri che parlano, che dicono di persone, di fatti, di immagini, ci sono muri che raccontano storie. Ho letto di tutto, dalle dichiarazioni d’amore, a sfide, dalle parolacce note o nuove, agli slogan di tutti i tipi. Quello che mi ha stupito sono state le parole non semplicemente scritte, ma disegnate, decorate con gusto, curate nella prospettiva e nei colori.
In un muro che costeggia la metropolitana ho visto delle note musicali distribuite come in una danza; in un reparto di ostetricia ho letto avvisi di partecipazione a nascite, auguri, commenti su notti insonni in attesa della bella notizia, appunti di giovani papà pieni di orgoglio e tanto altro…
Davanti a qualche liceo, accanto ai recenti messaggi urlati sul muro, si possono, ad oggi, intravedere quelli lasciati nel tempo dalle generazioni precedenti: parole stratificate, ora in rosso, ora in nero, denuncianti essenzialmente la stessa cosa:noi ci siamo, non potete far finta di non vederci.
Ultimamente le denunce sono quasi sparite, non perchè tutto vada bene o meglio, ma perchè i valori sono cambiati, i referenti non sono chiaramente identificabili e sopratutto perchè l’assuefazione ha assopito il pensiero e la parola si va sempre più restringendo.
Mi sembra che la parola abbia fatto la stessa fine del mio maglione di lana azzuro. In origine bello e soffice, di buona qualità, poi, a causa dei lavaggi che difficilmente indovino, la temperatura mai giusta e detersivo sbagliato perchè mi dimentico puntualmente di comprare quello adatto, si è accorciato, infeltrito, e di un colore non definibile. Mi piange il cuore anche solo a guardarlo, lontano dal ricordo dei suoi giorni di splendore. E’ diventato buono soltanto a rivestire la scopa da passare sotto il letto a raccogliere la polvere accumulata. Ecco. la parola ha fatto la stessa fine. Infeltrita, scolorita, dura, corta e informe, buona soltanto a raccogliere polvere..
La verità è che si ha poco da dire, gli argomenti sono sempre più magri perchè lo spessore fa concorenza alle sottilette di formaggio fuso. Le belle conversazioni hanno lasciato posto a suoni sgradevoli, insignificanti e incomprensibili. “Aria fritta!” – ci urlava il professore di filosofia quando, impreparati, tentavamo di arrangiarci, imbastendo frasi senza senso, così, tanto per dire qualcosa, – “emetti suoni e tanta aria fritta!”.
Riuscire a mettere insieme parole e costruire una frase è diventata un’impresa! I termini giusti sembrano spariti chissà dove e sono introvabili, al loro posto buchi più o meno larghi e profondi. Per poter parlare occorre tirare i lembi del discorso e cucire i margini sfilacciati come si fa con un calzino con un grosso buco che fa fuoriuscire l’alluce. Oppure, e, questo risulta più semplice, occorre riempire i buchi delle parole perdute con altre parole. Allora giù con parolacce, con “riferimenti anatomici” (quelle finesse!!!!) e bestemmie.
Ripetere ogni due parole cazzo forse aiuta a ricordare la differenza sessuale e a quale sesso si appartenga.Altrimenti, perchè questo uso spropositato e senza senso? per non parlare di rotture…, di sfere che girano, di…ma perché?perché?
Dio, poi, è sempre una questione insoluta. Siccome non vogliamo elevarci dallo squallore in cui ripetutamente o da noi stessi o da altri siamo catapultati,neppure di un millimetro, siccome guardare in alto è faticoso e prendiamo la scusa che sopra di noi non c’è niente e nessuno, allora, perchè non tirarci dentro Dio?Che centra Dio? perchè usarlo in questo modo quando di lui non sappiamo nè vogliamo sapere nulla? o si tratta di un desiderio inconscio di sostituzione non realizzabile?
Chissà…forse io cerco una spiegazione là dove non ce n’è…è questo è ancora più avvilente. Ancora aria fritta? eh…credo proprio di sì! signori e signore chi gradisce aria fritta? ce n’è per tutti e per tutti i gusti!!!
Lancio un SOS. Riappropriamoci di ciò che è nostro! anzi, che è nostra: la parola. La voglio scrivere come merita, in maiuscola: la Parola.
Ciao a tutti, è sempre un piacere.
attendevo con ansia il nuovo articolo. =)
Purtroppo è vero: ho una nipote adolescente e noto che a volte danno poco senso alle parole che usano. Anche il fatto che si dicano “Ti amo” tra loro mi fà capire che non danno il peso che merita a quella parola che, in realtà, esprime uno dei più alti sentimenti che io conosca.
Cambierà qualcosa? Riusciranno i nostri eroi a riappropriarsi della parola? e, magari… della Parola?
Intanto “lavoriamo”, evitando le fritture… che fanno male!
Perchè ormai si preferisce parlare, sempre, piuttosto che ascoltare. Dire, qualsiasi cosa e a qualsiasi costo, piuttosto che capire e comprendere.
E se, in questo mondo, qualcuno si ferma un momento ad ascoltare ed a capire… diventa un alieno.