Ogni anno, in prossimità della festa di S. Lucia, da noi siciliani vissuta con scorpacciate di arancine, senza sapere praticamente nulla della santa, per le strade del mio quartiere spuntano le luci dell’addobbo natalizio. Confesso che non sempre me ne accorgo subito, abituata a tenere gli occhi fissi a terra, per schivare le cacche di cane che hanno trasformato i nostri marciapiedi in gabinetti, non per colpa dei cani che, poveracci, da qualche parte devono pur defecare, ma per colpa dei padroni, che non hanno ancora capito come ci si comporta in queste occasioni.
Addobbi.
Mi lasciano ogni anno perplessa. Sempre gli stessi. Qualche volte cambiano, ma solo per dire la stessa cosa, cioè niente. Si mettono gli addobbi natalizi così come si fa il cambio di stagione, si deve.
Finito di friggere le arancine, si scendono dai ripostigli gli scatoloni con gli addobbi, luci, lustrini, candele, festoni, tutto il corredo natalizio che dice: ci siamo.
Alcune persone sono più brave di altre e affermano che no! gli addobbi si montano prima di Santa Lucia, cioè subito dopo la festa dell’Immacolata, la quale segna l’inizio della preparazione al santo natale, cioè delle giocate a carte. L’Immacolata introduce e apre le giocate a carte.
Le famiglie si ritrovano, si danno appuntamento stasera da me, domani da te, sabato dalla cognata, domenica dal cugino o dal compare, per le lunghe giocate che si prolungano per buona parte della notte. Eh sì! la preparazione del natale (che continuo a scrivere in minuscola) comporta sacrifici: lunghe estenuanti veglie attorno ad un tavolo di puntate al gioco e abbuffate incredibili. Però, c’è un però: le famiglie si ritrovano!!!
A tutto questo già da molti anni ho detto di no.
Gli addobbi di strade e negozi mi mettono una malinconia indescrivibile, così come l’uso che si fa delle due feste che li introducono. Neppure la crisi che già ci sfianca riesce a smorzare ciò che è un’abitudine radicata e a fare vedere altro che non sia ciò che ogni anno ritorna puntuale, come l’influenza. Addobbare, luccicare….e mescolare le carte.
Nasce il bambinello.
Eh sì! E’ comodo fare nascere Gesù bambino! I bambini suscitano tenerezza, bontà. Chi non si sente più buono per Natale? La bontà natalizia esce fuori dagli scatoloni insieme alle palle colorate e con queste è appesa all’albero; la bontà è mescolata ai personaggi del presepe ed illuminata dalle luci che ora si accendono ora si spengono. Dagli scatoloni esce ben protetto dalla carta pralinata lui, il bambinello. Ha gli occhioni azzurri, sgranati, biondo, ben pasciuto, con la mano alzata, nel gesto benedicente.
Chissà perchè Gesù è rappresentato sempre alto biondo con gli occhi azzurri, e, da bambinello, è tondo, con le gambette ben modellate dalle pieghe della carne, le guanciotte colorite, una cascata di riccioli biondissimi e la schiena ben solida, arcuata dal gesto della manina che benedice.
Benedice, non parla. Cosa può dirci un bambinello? Ci commuove, ci piace perchè anche noi, in fondo, siamo bambinelli, senza nessuna volontà di crescere e diventare adulti.
Essere adulto è faticoso e, spesso, fa male.
Quest’anno ho voluto il presepe, grande, nella zona di maggiore passaggio tra una stanza e l’altra. Ho creato alcuni personaggi utilizzando il cartone per sagomare il corpo e una pallina di polistirolo per la testa. Ho cucito gli abiti, ho modellato i caratteri somatici non alla rinfusa, ma pensando a persone , a tipologie di persone. A me piace molto, perchè è vivo: sguardi, lineamenti del viso hanno espressioni a me note.
Ho anche una bella costruzione in legno che sa molto di bottega, di laboratorio di falegnameria, dono di una persona speciale. Vi ho sistemati Maria e Giuseppe. Ogni volta che li guardo sorrido, perchè rimandono a due persone a me molto care. C’è anche la culla di paglia per il bambinello.
Quest’anno resterà vuota, non ci metterò nessuno.
Non voglio che nella mia casa il Signore nasca piccolo, da accudire, silenzioso. Voglio che la sua voce esploda forte, che si alzi al di sopra di ogni altra parola e si distingua da tutti gli altri rumori. Voglio che il mio Natale sia festa grande, come quando gli amici dello sposo si raccolgono attorno a lui e con lui cantano e danzano.
E’ il Natale che auguro a tutti.

